I milanesi della Scala in un flautissimo vivaldiano

Quest’autunno la “flautomania” fa strage di cuori nel programma dei concerti classici di Epinal. Un mese dopo la bella serata offerta da Julie Hurel, ecco il ritorno del Tempo Vivaldi, con l’arrivo eccezionale dei Cameristi della Scala, capeggiati dal flautista Davide Formisane.
La “vivaldità”, al pari della flautomania, è un’epidemia ricorrente. Resuscitata in occasione della nascita del microsolco (dai 33 giri familiari ai 45 dei juke box), l’enorme produzione del «prete dalla biondezza veneziana» ha beneficiato di un’incredibile propulsione mediatica grazie alle sue Quattro Stagioni. L’entusiasmo popolare per questa musica, piratata e rimescolata dalla pubblicità, conosce un rigurgito di interesse, come ha dimostrato il programma proposto dagli unidici milanesi, campioni incontestabili dei concerti scritti da questo infaticabile produttore.
Il fatto che Vivaldi susciti ancora l’adesione e l’ammirazione delle folle si deve al fatto che la sua musica è leggibile e accessibile al primo livello. Le preoccupazioni estetiche di questo musicista hanno saputo rimanere vicine alla natura e alle cose semplici della vita: le stagioni, la notte e i suoi misteri, gli uccelli, i sogni, la tempesta del mare, ma anche la gioia delle feste veneziane, la felicità di un eterno Carnevale.
I Cameristi milanesi compongono un ensemble che sembra disegnato su misura per il compositore che essi servono con amore e fedeltà. Non sono forse, costoro, incarnazioni viventi di un’odierna Commedia dell’arte? Come in epoca barocca, gli archi del “Ripieno” suonano in piedi – a parte il violoncello e il clavicembalo – , mentre il primo violino interpreta il ruolo di Konzertmeister. Occasionalmente tocca al flautista, in questo caso lo spettacolare Davide Formisane, animare – e in quale modo! – lo spazio sonoro.
Questo super-virtuoso osa imprimere alla cadenza di Vivaldi uno swing barocco in cui la gestualità amplifica il discorso musicale. Questo acrobata del flauto traverso emana un grande carisma comunicativo. In un certo senso Formisane appare il Figaro del gruppo: flautista, animatore, traduttore, regista, in breve il factotum della città. Ha incantato i più esigenti appassionati del barocco veneziano. Un barocco luminoso e spumeggiante, come il canto di un cardellino che saltella di ramo in ramo.
Une soirée d'exception à la Louvière, Vosges Matin
Segnaliamo cinque tra i successi più rivisitati del catalogo vivaldiano: il CARDINELLO » (il cardellino), la « TEMPESTA DI MARE », la « NOTTE »|, poi il doppio concerto per flauti R.V. 533, e il doppio concerto per violini Opus 3 N° 8. Un piacere dall’inizio alla fine. Un Ripieno impeccabile per giustezza di tono (penso al rigore degli archi, allo stile «recto tono»). Una simbiosi assoluta tra i leggii nei tutti. Un bel colore negli assoli, in particolare nel Concertino (il suono rimarcabile e rimarcato del violoncello e della viola, entrambi capaci di ornare con la loro complicità il merletto discreto del clavicembalo).
Raramente gli archi di un’orchesta da Camera raggiungono una tale purezza espressiva. I due flautisti certamente occupano in questo senso il primo posto, in virtù di una verve molto italiana che essi non cercano in nessun modo di dissimulare. E questo li rende ancor più simpatici. Il pubblico loreno, accorso in grande numero – compresi «gli amici dell’Italia» – ha riservato ai milanesi della Scala un’ovazione. In cambio i musicisti, complice il flautista, hanno bissato la riprese di due movimenti dei concerti. Se pensiamo che Vivaldi ha scritto 600 concerti (dei quali solo 478 sono attestati), possiamo dire che i Cameristi avrebbero potuto attingere più generosamente nel calderone vivaldiano.
Resta comunque il fatto che i milanesi hanno saputo dissipare la nebbia dei Vosges per meglio coronare d’aureola il loro cielo stellato. Come una cometa dalla capigliatura scintillante, la formazione italiana ha brillato in qualità di annunciatrice delle luci di Natale.
P. J.

fonte: Les milanais della Scala dans un flutissimo vivaldien.